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Mons. Caliandro in Visita ad limina PDF Stampa E-mail
Scritto da Comunicazioni Sociali   
sabato 31 marzo 2007

vescovopapa100Si è svolta dal 12 al 16 marzo 2007 la Visita ad limina al Santo Padre dei Vescovi pugliesi. Anche per il nostro Vescovo si è rinnovato così l’antico istituto di visitare ogni cinque anni circa il Romano Pontefice per presentargli, attraverso una dettagliata relazione, lo stato di salute della diocesi e aggiornare i vari Dicasteri pontifici sulla situazione religiosa, sociale e culturale della Chiesa locale. Mercoledì, 14 marzo 2007, il Santo Padre ha salutato nell’udienza pubblica i pellegrini pugliesi provenienti per l’occasione dalle diverse Chiese di Puglia. Anche dalla nostra diocesi hanno partecipato all’udienza diversi fedeli provenienti in speciali pullman da Nardò, Gallipoli, Copertino, Casarano e Porto Cesareo. Venerdì, 16 marzo 2007, il Santo Padre ha ricevuto in udienza privata il nostro Vescovo Domenico Caliandro…

 

 

DA “AVVENIRE” dell’11.03.2007Visita il sito: www.avvenire.it

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«Puglia, ritrova la tua luce»

Al via la visita ad limina. Ruppi: «Chiamati a dare speranza» Il presidente della Conferenza episcopale: «È ancora viva l’eco della visita del Papa che ci ha dato slancio ponendo al centro l’Eucaristia»

Da Roma Mimmo Muolo

Regione del sole e della luce per antonomasia, la Puglia vuole continuare a mantenere questa caratteristica anche nella sua vita di fede. Perciò, nonostante qualche ombra - disoccupazione, tenuta meno salda delle famiglie, criminalità, un certo distacco delle giovani generazioni dalla comunità ecclesiale - che di recente si è addensata sulle 19 diocesi del "tacco d'Italia", monsignor Cosmo Francesco Ruppi guarda al futuro con speranza. «Ci attendiamo dal Papa una forte iniezione di speranza - dice l'arcivescovo di Lecce e presidente della Conferenza episcopale regionale alla vigilia della visita ad limina che comincia domani -. Un incoraggiamento che non solo confermi il nostro cammino, ma ci consenta di essere testimoni di speranza anche in mezzo al nostro popolo».
L'accento sulla speranza è in effetti l'eredità principale del recente convegno di Verona. Come si coniuga quell'evento con la visita ad limina?
«In effetti c'è un legame strettissimo. Noi vogliamo mettere in atto l'impegno preso a Verona: essere testimoni della speranza che viene dal Risorto. E la visita al Papa ci può dare una spinta ulteriore in questo senso. Del resto la nostra è una terra di luce, di speranza, una terra che ha un'antica storia e che ha saputo superare mille avversità e mille tempeste. Sono convinto che i vescovi di Puglia porteranno al Papa, insieme all'obbedienza e alla fedeltà delle proprie Chiese, soprattutto lo slancio della gente di Puglia, abituata a lavorare, a pregare e a sperare».
C'è anche un rapporto tra questa visita e il Congresso eucaristico nazionale di Bari?
«La Puglia è grata a Benedetto XVI perché il suo primo viaggio lo ha fatto a Bari. E noi abbiamo ancora viva l'eco della sua presenza, che ci ha dato molto slancio e soprattutto ha riproposto all'attenzione delle nostre Chiese la centralità dell'Eucaristia. La presenza del Papa al Congresso eucaristico è stata in un certo senso quasi un prolungamento delle tante visite che Giovanni Paolo II ha fatto alle nostre diocesi. E la Puglia ha riscoperto nell'incontro con Benedetto XVI la forza per essere una Chiesa apostolica, di antica tradizione e di sicuro futuro».
Una Chiesa che però è chiamata a confrontarsi con non pochi problemi.
«Effettivamente è così. A parte la criminalità organizzata, che però è fortemente diminuita e non va mai enfatizzata, vi sono alcuni problemi sociali e pastorali di particolare importanza. Prima di tutto il problema delle giovani generazioni, che in gran parte sono lontani dalla Chiesa e avvertono sempre di più il distacco dalle origini cristiane. E poi c'è la questione della tenuta delle famiglie, perché pur essendo la famiglia pugliese sufficientemente solida, non è immune dai nuovi pericoli che la minacciano. Noi vescovi siamo da tempo impegnati, e sempre più lo saremo in futuro, in una grande azione pastorale verso i giovani e verso la famiglia. Ci sono poi i problemi sociali e civili, quali la disoccupazione che in alcune aree ha raggiunto cifre molto alte, specie la disoccupazione intellettuale e giovanile, e la piaga del lavoro nero. Infine non bisogna dimenticare l'immigrazione, con i flussi che hanno investito soprattutto la provincia di Lecce. Ora il fenomeno è un po' scemato, ma non mancano problemi di integrazione dei molti immigrati che sono rimasti nella nostra terra».
Su quali forze può contare la Chiesa di Puglia per misurarsi con queste sfide?
«C'è un grande impegno non soltanto da parte delle singole diocesi, ma anche della regione ecclesiastica nella sua globalità, sia attraverso frequenti riunioni della Conferenza episcopale pugliese, sia attraverso l'azione dell'Istituto pastorale e delle varie realtà ecclesiali laicali. La recente istituzione della Facoltà teologica pugliese, un'istituzione per la quale i vescovi pugliesi hanno fatto grandi sforzi, può costituire un punto di forte promozione non soltanto sul piano culturale, ma anche su quello pastorale. L'unità pastorale della regione è assicurata non solo dalla forte coesione dei vescovi e dalla loro comunione con Pietro, ma anche da una serie di iniziative formative avviate in questi anni, sia per quanto riguarda l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole, sia per quanto riguarda la formazione dei laici. Al laicato, in particolare, ci sforziamo di imprimere una forte spinta unitaria, facendo in modo che le varie realtà ecclesiali possano convergere verso gli obiettivi che i vescovi fissano di volta in volta».
E dal punto di vista vocazionale qual è la situazione?
«Anche se cominciamo a soffrire della crisi delle vocazioni, abbiamo ancora 17 seminari diocesani e un seminario regionale a Molfetta, che ha circa 200 studenti di teologia. Decisamente un buon numero. Tuttavia l'invecchiamento del clero è evidente e i giovani sacerdoti non compensano purtroppo i decessi. Inoltre i molteplici problemi e impegni pastorali esigono un clero altamente qualificato e anche numeroso. Abbiamo già in Puglia i primi accorpamenti di parrocchie e, sia pure in maniera abbastanza ridotta rispetto ad altre regioni, i primi sacerdoti non italiani incardinati nelle nostre diocesi. Il problema è ancora più serio per quanto riguarda le vocazioni religiose, soprattutto femminili, perché circa il 20 per cento delle religiose sono non italiane e questo comporta dei problemi di carattere formativo e pastorale. Posso però assicurare che la preghiera e l'impegno per le vocazioni è molto alto in tutte le diocesi».
Qual è l'importanza di un polmone ecumenico come quello di San Nicola in un simile contesto?
«Sono convinto che la vocazione ecumenica della Puglia, sottolineata tante volte nelle precedenti visite ad limina, trovi anche in Benedetto XVI un grande sostenitore. Del resto lo ha ricordato lo stesso Santo Padre nell'omelia del Congresso Eucaristico. Questa vocazione, in una terra di antica unità tra oriente e occidente, sarà certamente l'elemento qualificante dell'immediato futuro, anche a motivo della mediterraneità delle nostre genti».

 

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 Il profilo delle Chiese di Puglia Una fede radicata in 19 diocesi Poco più di 4 milioni e 200mila abitanti divisi in 19 diocesi. Questo, in sintesi, sotto il profilo dei numeri, il volto della Regione ecclesiastica Puglia. Secondo i dati desunti dall'annuario della Cei del 2006 le parrocchie sono complessivamente 1.081, i sacerdoti secolari 1.766, quelli appartenenti agli ordini religiosi sono 758, mentre cospicua è anche la presenza dei diaconi permanenti: 234 in tutto e nessuna diocesi ne è sprovvista. Le sedi metropolitane sono quattro: Bari-Bitonto, con le suffraganee (Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Andria, Conversano-Monopoli, Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi e Trani-Barletta-Bisceglie), Foggia-Bovino (cui fanno capo Cerignola-Ascoli Satriano, Lucera-Troia, Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e San Severo), Lecce (di cui sono suffraganee Brindisi-Ostuni, Nardò-Gallipoli, Otranto e Ugento-Santa Maria di Leuca) e Taranto (la cui metropolia comprende Castellaneta e Oria). Terra di antica evangelizzazione, bagnata dal sangue dei martiri di Otranto, la Puglia conta i suoi santi patroni, oltre a San Nicola, figure come San Sabino (Andria), San Filippo Smaldone (Lecce), Sant'Oronzo, San Giuseppe da Copertino e naturalmente san Pio da Pietrelcina. Molto fervida anche la devozione mariana, grazie alla presenza di alcune icone bizantine giunte dal mare.

 

 Da “AVVENIRE” del 15.03.2007: 

 

«In Puglia una Chiesa viva che affronta le sfide di oggi»

 

Al termine dell'udienza generale ieri Benedetto XVI ha rivolto un saluto particolare ai pellegrini della Puglia, che accompagnano i vescovi della Regione, in questi giorni impegnati in Vaticano nella visita «ad limina». «Cari amici, vi incoraggio a sentirvi sempre più coinvolti nella missione della Chiesa per venire incontro con rinnovato slancio apostolico alle numerose sfide sociali e religiose dell'epoca attuale - ha detto loro il Papa -. Nei colloqui con i vostri vescovi ho già sentito come in Puglia la Chiesa è ancora viva, dinamica e piena di fede. Vediamo la vivacità di questa Chiesa della Puglia!». Il Pontefice ha poi invitato i vescovi pugliesi a non stancarsi di sollecitare i fedeli «a incontrare personalmente Cristo, aderendo integralmente al suo Vangelo e alle esigenze morali che ne scaturiscono».  

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 31 marzo 2007 )
 
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